Questi non aveva ancora assalito il ragazzo e d’altronde non poteva più servirsi delle sue mascelle una delle quali, la superiore, completamente fracassata presso la gola, gli pendeva in parte come una enorme suola da scarpe.
Poteva però voltarsi e far ancora uso della sua formidabile coda.
— Ah! Canaglia! — gridò Alvaro. — Hai la pelle ben dura tu!
— Prendete signore! — disse il mozzo, porgendogli la scure.
Il portoghese con una temerità straordinaria in un lampo fu addosso al rettile, tempestandogli il cranio di colpi così terribili da farlo risuonare come una gran cassa.
Al terzo colpo l’ossatura cedette e la scure rimase infitta nella materia cerebrale.
Questa volta il rettile aveva avuto davvero il suo conto. Si distese quanto era lungo, abbassò il muso cacciandolo in mezzo alle erbe, un lungo brivido scosse tutto il suo corpo, poi cadde bruscamente mandando un lungo sospiro che parve un gorgoglío soffocato.
— Sono ben duri da ammazzare questi bestioni! — esclamò Alvaro, guardando con vivo interesse il rettile. — Hanno una vitalità incredibile che è quasi pari a quella dei pesci-cani!
— Signor di Correa, non vi ha ferito questo mostro? Credevo che con quel colpo di coda vi avesse ucciso.
— Ho le costole ancora tutte indolenzite, ma mi pare che non vi sia nulla di guasto nella mia macchina, — rispose il portoghese sorridendo. — Mi ha fatto fare una volata magnifica senza conseguenze. Se non fosse stato però gravemente ferito, non so se sarei ancora qui a raccontartela. Sai che questo caimano misura almeno sette metri?