Troppo goloso, mio caro! Dovevi prima masticarlo bene! —
Si era alzato per spingersi innanzi, ma ad un tratto si sentì atterrare e scaraventare dieci passi lontano, in mezzo ad un fitto cespuglio che per sua fortuna gli attutì la violenza del colpo.
Il sauriano non era ancora morto non ostante la spaventevole ferita, e furioso aveva vibrato un colpo di coda colla speranza di abbattere ancora i suoi nemici. Se fosse stato ancora nella pienezza delle sue forze, Alvaro sarebbe stato certamente colpito a morte, possedendo quei rettili una tale potenza nella loro coda da fracassare perfino i fianchi delle scialuppe. Fortunatamente quel colpo non era stato vibrato che debolmente.
Il mozzo, vedendo il portoghese a cadere ed il caimano rivoltarsi ancora come se si preparasse a caricare, gli sparò precipitosamente una seconda archibugiata senza ottenere alcun successo. Ignorando la incredibile resistenza che offrono le scaglie ossee che ricoprono il dorso di quei mostri, aveva mandato il proiettile un po’ dietro le spalle e la palla si era schiacciata senza produrre alcuna lesione grave.
— Signor Alvaro! — urlò, atterrito, vedendo il sauriano riaprire le mascelle.
Il signor di Correa, quantunque intontito da quella volata assolutamente inaspettata, non aveva perduta la sua presenza di spirito.
Un serpente enorme lo aveva avvolto fra le sue spire. (Cap. X).
Udendo il secondo sparo, aveva compreso che il ragazzo si trovava in pericolo. Si sbarazzò d’un colpo solo dei rami che lo tenevano in certo modo prigioniero e si slanciò, quantunque zoppicante, verso la riva, frapponendosi fra il mozzo ed il caimano.