— Ho fatto male a lasciarli imbarcare — si diceva. — E d’altronde non mi avrebbero obbedito e si sarebbero ribellati. Speriamo che almeno alcuni riescano a salvarsi. —

L’imbarcazione era giunta a soli trenta passi dalla spiaggia la quale in quel posto non offriva alcun approdo. I marinai facevano sforzi disperati, arrancando all’indietro, per attenuare l’urto e senza alcun successo perchè le onde la incalzavano senza tregua.

Alvaro la vide per alcuni istanti dondolarsi sulla cresta d’un cavallone mostruoso, poi scomparire improvvisamente fra una cortina di spuma.

Fra i muggiti della risacca e le urla del vento gli parve di udire delle grida lontane, poi vide dibattersi dei corpi umani a fior d’acqua, indi più nulla, poichè proprio in quel momento la poppa della caravella si era abbassata bruscamente, come se l’intera carena si fosse spezzata in due.

— Che stia per suonare l’ultima ora anche per me? — si chiese. — Pare che anche la nave voglia andarsene.

Cerchiamo di rifugiarci sulla scogliera. —

Stava per ridiscendere sulla tolda, quando nella camera sottostante gli sembrò di udire dei gemiti soffocati.

— Che sia il mozzo? — si domandò. — Deve essere mezzo morto di paura.

Scese la scala, tenendosi stretto alle traverse per non venire portato via dai colpi di mare che spazzavano incessantemente la coperta ed entrò nel quadro che era già stato invaso dalle acque.

— Chi si lamenta? — gridò. — Vi è qualcuno qui?