— Garcia, non muoverti, — disse Alvaro, rapidamente. — Vi è là da cenare e da pranzare abbondantemente per una settimana.

La testuggine, apertosi il passo fra le canne, si era fermata sulla riva che in quel luogo era sabbiosa e sgombra d’erbe, mettendosi in ascolto.

Stette ferma qualche minuto poi proseguì la sua marcia con passo rapido e l’andatura inquieta, camminando sulla punta delle zampe, quindi si mise a scavare la sabbia.

— Si prepara a deporre le uova, — mormorò Alvaro. — A me Garcia! —

Entrambi si erano slanciati al di sopra del cespuglio, piombando addosso al rettile il quale si era accovacciato in fondo alla buca.

Afferrarlo e rovesciarlo violentemente sul dorso, fu un momento solo.

— È nostra! — gridò il mozzo con voce trionfante. — A voi la scure, signore!

Alvaro aveva impugnata l’arma e si preparava a vibrare un colpo sulla testa del rettile, quando un pensiero improvviso lo trattenne.

— No! — esclamò. — Stavo per commettere una grossa bestialità!

— Non l’uccidete signore? — chiese il mozzo.