— Signor Alvaro.... —
Il portoghese aveva fatto un salto senza ascoltare la fine della frase e si era gettato dietro una macchia di cespugli, guardando attentamente verso la riva.
— Un altro caimano, signore? — gli chiese Garcia che lo aveva prontamente raggiunto.
— Pare che si tratti di qualche altro animale, — rispose il portoghese. — Ho veduto le canne aprirsi violentemente.
— Uno di quei grossi serpenti?
— Taci! —
Una forma ancora indecisa, assai larga e molto bassa, si sforzava di aprirsi il passo fra i canneti rompendoli a destra ed a sinistra.
— Che animale sarà? — si chiese il portoghese. — Giurerei che si tratta d’una tartaruga. —
Era infatti una testuggine della specie delle mydas che sono le più gigantesche che abitino le paludi ed i fiumi del Brasile. Non sono pregiate come le careto, dalle quali si estrae la tartaruga che si mette in commercio; sono invece ricercate per la mole dei loro gusci e per l’abbondanza delle loro carni.
Ordinariamente i loro gusci, che sono d’un color verdastro marmorizzato a squame esagonali, sono lunghi più di due metri e larghi cinquanta centimetri. Quella però che era approdata sull’isolotto era una delle più gigantesche della specie, lunga quasi otto piedi e larga almeno la metà, una zattera in miniatura.