Bada di tenere le gambe ben raccolte sul guscio e se vedi qualche caimano accostarsi, spara senza far economia di palle e di polvere. D’altronde credo che nessuno oserà importunarti e sono certo che tu approderai alla riva senza incidenti.
— Sarò un cavaliere ben comico, signore. Cavalcare una tartaruga! Non me lo sarei mai immaginato.
— Sbrighiamoci, Garcia. Ho sete e anche molta fame e tu non devi averne meno. Questa sera però prenderemo una bella rivincita.
— Cucinando la mia cavalcatura?
— Dentro il suo guscio, — rispose Alvaro, ridendo.
Rovesciarono con precauzione la testuggine spingendola verso la riva. Il povero rettile, imbarazzato dalle canne che gli pendevano dai fianchi, pareva smarrito e tentava ad ogni istante di girare su sè stesso, ma una poderosa randellata lo costringeva a tirare innanzi.
Appena vide l’acqua vi si precipitò con impeto, sperando di sbarazzarsi delle canne e di scomparire sotto. Il mozzo lesto come un gatto si era già appollaiato sul largo guscio, incrociando le gambe come i turchi.
Sentendo quel peso gravitargli addosso e sentendosi trattenere a galla non ostante i suoi sforzi per lasciarsi colare a picco, il rettile parve che impazzisse.
Girava su sè stesso, battendo furiosamente le zampacce, allungava più che poteva il collo e dimenava la testa e la coda in tutti i sensi.
Vani sforzi. L’intestino, ben gonfio e le canne la mantenevano ostinatamente alla superficie.