— Ah! La bella trovata! — gridava il mozzo, lavorando vigorosamente di randello. — Signor Alvaro! Che superba zattera! Filerà come se avessi il vento in poppa! —
Il portoghese rideva a crepapelle vedendo gli sforzi disperati che faceva il rettile per sbarazzarsi del suo strano cavaliere.
Porse al mozzo il moschetto e la scure e gli diede il segnale della partenza con un «buon viaggio, amico.»
— Tornerò più presto che potrò, signore, — rispose il mozzo. — Orsù, cammina bestiolina! —
La testuggine ormai convinta della inutilità dei suoi sforzi, si era scostata dall’isolotto avanzando velocemente in mezzo alla palude.
Di quando in quando tentava di gettarsi in mezzo alle larghe foglie delle victorie o fra i gruppi di canne, ma Garcia con due o tre randellate, applicate senza misericordia, la costringeva a mantenere una linea pressochè diretta.
La povera bestia, pazza di paura, nuotava rapidissima. Una buona scialuppa montata da due rematori non sarebbe andata più lestamente.
— Va a meraviglia, — disse Garcia, dopo d’aver dato uno sguardo alla riva, più prossima che come si disse, distava dall’isolotto almeno tre miglia. — Se continua così fra una mezzora e anche meno, approderò.
Ritirò le gambe, accomodandosi meglio che potè sul largo guscio, si mise l’archibugio armato sulle ginocchia, la scure dinanzi e guardò verso l’isolotto.
Alvaro, ritto sulla riva col fucile in mano, lo seguiva cogli sguardi, evidentemente soddisfatto della sua trovata.