Se Garcia avesse avuto qualche conoscenza sugli animali che infestavano le immense foreste del Brasile, si sarebbe ben guardato dall’affrontare quel cinghiale.

Era un pecari tajasou, un porco selvatico, dei più pericolosi e che non teme di assalire l’uomo anche se non viene importunato.

Questi animali che in quell’epoca erano numerosissimi e che ora s’incontrano solamente nelle selve dell’interno, non vanno mai soli. Emigrano a branchi che sovente si compongono di cinquanta e perfino di cento capi, e guai a chi osa assalirli o anche semplicemente attraversare loro la via.

Piombano sull’imprudente con furore indescrivibile e servendosi delle loro lunghe e solidissime zanne in un momento lo fanno a pezzi.

Garcia che credeva di aver dinanzi un semplice cinghiale e che voleva assicurarsi una succolenta cena, senza sacrificare la testuggine, che poteva costituire una preziosa riserva, non esitò più.

Puntò l’archibugio e fece fuoco sul pecari che si era arrestato a quindici passi, per dissotterrare una radice.

L’animale, attraversato da parte a parte dal proiettile, stramazzò in mezzo ai cespugli mandando un urlo acutissimo che si ripercosse lungamente sotto le folte vôlte di verzura.

Un uomo era comparso fra due macchie di arbusti, e li guardava, sorridendo.... (Cap. XI).