Dopo i primi sfoghi di collera, avevano lasciata in pace la corteccia dell’albero, convinti che non sarebbero mai riusciti a rodere quel tronco enorme, ma si erano sdraiati a breve distanza coll’evidente intenzione di assediare il ragazzo.
— Eccomi in un bell’impiccio — mormorò Garcia, che cominciava ad inquietarsi. — Che cosa penserà il signor Alvaro non vedendomi comparire? Se questo assedio si prolungasse? E quel bravo signore non è meno assetato di me?
Vivaddio! Ho il fucile e le munizioni non mi fanno difetto.
Proviamo a disperdere questi noiosi porci. Quando ne avrò ammazzati quattro o cinque, spero che si decideranno ad andarsene e lasciarmi costruire la zattera. —
Ricaricò l’archibugio, si mise a cavalcioni del ramo e fece fuoco contro un vecchio maschio che pareva il più furibondo di tutti e che saltellava attorno al tronco, strappando di quando in quando larghi pezzi di corteccia.
Vedendolo cadere, tutta la banda, anzichè fuggire spaventata, balzò verso l’albero con un urlìo spaventevole piantando le zanne nel legno.
Il mozzo con una terza archibugiata fece scoppiare la testa ad un altro pecari non ottenendo altro che di far raddoppiare il furore dei superstiti.
Stava per continuare le fucilate, quando un pensiero lo trattenne.
— E se questi spari venissero uditi dai selvaggi? Preferisco sostenere l’assedio di questi cinghiali piuttosto che di veder accorrere i mangiatori di carne umana.
Povero signor Alvaro! Come sarà inquieto udendo queste fucilate! Alla malora questi animalacci e la loro cocciutaggine. Orsù, armiamoci di pazienza e aspettiamo la notte. Quando dormiranno tenterò di andarmene alla chetichella.