— Lo credi, Garcia?
— L’acqua sale e le cabine del quadro ne hanno già per due piedi.
— Ve ne sono altri dodici prima di giungere sul cassero e poi non mi pare che la caravella affondi ancora, — disse Alvaro. — Hai paura?
— Con voi no, signor Correa.
— Allora andiamo a vedere se possiamo tentare anche noi la traversata.
— Ci deve essere il piccolo canotto.
— Che lascieremo da parte, ragazzo mio, almeno fino quando le onde si saranno calmate. E poi non so se vi sia ancora, con questi colpi di mare che spazzano la coperta.
Vieni Garcia e speriamo di essere più fortunati degli altri. —
CAPITOLO II. Gli antropofagi.
Diego Alvaro Viana de Correa[2] che doveva aver più tardi tanta parte nella colonizzazione del Brasile e suscitare colle sue imprese avventurose tanta curiosità alla corte portoghese e anche a quella di Enrico II di Francia, era nato a Viana, nell’epoca in cui tutta l’Europa era in subbuglio per le prodigiose scoperte americane e per le audaci imprese dei portoghesi nelle Indie Orientali.