Spirito avventuroso ed infiammato fino dalla prima giovinezza dalle gesta eroiche dei conquistadores, aveva cominciato per tempo ad intraprendere dei viaggi lungo le coste africane dapprima, combattendo con varia fortuna contro i corsari marocchini, assai numerosi e potenti in quell’epoca, mostrandosi destro, valoroso e sprezzante del pericolo, ma sospirando il momento opportuno di trovare un’occasione per recarsi in America o per lo meno nelle Indie dove i suoi compatriotti rovesciavano e conquistavano regni, coprendosi di gloria e accumulando ricchezze favolose.
Quell’occasione, così lungamente attesa, si era finalmente presentata. Una caravella, completato il carico e guidata da un pilota esperimentato, stava per salpare per le Antille.
Era una nave piccola, ma a quei tempi non si badava al tonnellaggio e nemmeno all’armamento. Un viaggio di cinque o sei mesi non spaventava nè i marinai portoghesi, nè gli spagnuoli, ormai abituati a recarsi in Asia ed in America su legni che appena potevano tenere il mare e che oggi non oserebbero uscire nemmeno dal Mediterraneo.
Alvaro Correa, che da tanto tempo si era entusiasmato ai meravigliosi racconti dei vecchi marinai che avevano seguito Albuquerque nell’India e Cabral nel Brasile, s’imbarcò, certo di giungere a destinazione e sognando già, a sua volta, di conquistare qualche regno come i Pizarro e Cortez.
Disgraziatamente e come succedeva allora sovente, le navi che si recavano in America, per sfuggire le pericolose calme della zona torrida, si spingevano molto al sud, più di quanto avrebbero dovuto. Già Cabral, trentacinque anni prima, nel recarsi alle Indie orientali era andato a finire in America, scoprendo per puro caso il Brasile la cui esistenza fino allora era stata ignorata.
Alla caravella di Correa era toccata l’egual sorte. Spinta sempre più al sud dai venti alisei, si era tanto allontanata dalla sua rotta da smarrire completamente la via che doveva condurla alle Antille.
Una burrasca l’aveva poi sorpresa e malgrado tutti gli sforzi dell’equipaggio, come abbiamo veduto la povera nave era andata a fracassarsi sulle scogliere che circondavano quella baia sconosciuta.
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Quando Alvaro ed il mozzo uscirono dal quadro, la caravella si era nuovamente abbassata sulla scogliera, minacciando di sfasciarsi completamente da un momento all’altro.
Ormai non era altro che un rottame tutto sconquassato dai continui e sempre più poderosi assalti delle onde, che non accennavano ancora a cessare quantunque il vento fosse già diminuito e le nubi si fossero spezzate in varii luoghi. Però Alvaro aveva ancora la speranza che potesse resistere, essendo la nave trattenuta dalle punte degli scoglietti entrati ormai attraverso la carena.