— Sarebbero accorsi a prendere parte alla lotta. Ah! E la scimmia?

— Ha preso terra ed è scomparsa nella foresta.

— Sbrighiamoci finchè il boa è occupato a divorarsi il carnivoro o sta spirando. —

Tagliarono frettolosamente alcuni bambù, li legarono alla meglio con delle liane e una mezz’ora d’ora dopo si trovarono sull’altra riva, sbarcando nel medesimo luogo ove la scimmia si era messa in salvo.

CAPITOLO XI. Nella foresta vergine.

Anche sulla riva opposta la foresta continuava e non meno folta di quella che i naufraghi avevano attraversata poco prima con tanta fatica.

Era anzi più intrecciata essendo composta d’una infinita varietà di piante che crescevano confusamente le une accanto alle altre, strette da liane smisurate e da arbusti e da radici enormi che sorgevano da tutte le parti non trovando più posto nel sottosuolo, convertito ormai in una massa fibrosa che doveva avergli dato la consistenza quasi della pietra.

Allacciati gli uni agli altri dalle sipo, dalle jacitara, dalle barbe dei pao e da quelle strane aroidee che hanno le radici in aria e che poi lasciano pendere fino al suolo, vi erano cedri brasiliani che danno quel legno ricercato chiamato jacarandò, palme regie che hanno il tronco altissimo e così perfetto che sembra opera di tornitori; ficus che somministrano la preziosa guttaperca incidendo i loro tronchi; bombonasse delle cui foglie oggidì si fabbricano i pregiati cappelli chiamati di panama e palme quaresine dai fiori purpurei che s’intrecciavano con quelli profumati delle laranazias.

Una umidità penetrante regnava sotto quei vegetali sprigionando un intenso odore di muffa che faceva arricciare il naso ai due naufraghi.

— È una foresta vergine questa, — disse Alvaro che avrebbe desiderato meglio trovarsi in una prateria. — Come faremo noi a dirigerci sotto queste piante che non lasciano filtrare nemmeno un raggio di sole? Comincio a credere che non ci sarà facile ritrovare la baia.