Vuotarono i due cornetti pieni d’un vino gradevolissimo, che rassomigliava un po’ al sidro, poi si sdraiarono sotto l’albero, mettendosi a fianco le armi.

— Possiamo riposare un paio d’ore senza correre il pericolo di venire disturbati? — chiese Alvaro al castigliano.

— Gli Eimuri di rado si muovono quando il sole è troppo caldo, — disse. — E poi ho prese le mie precauzioni per far perdere loro le mie tracce.

Saranno ben bravi se sapranno trovarle.

— Dunque v’inseguivano?

— Da quattro giorni.

— Allora venite molto da lontano.

— Il villaggio che mi ha ospitato si trova a sette giorni di marcia da qui, in mezzo alle foreste.

— E non vi tornerete più?

— Sì, ma attendo che gli Eimuri si siano ritirati più al sud. Spero che verrete anche voi. I Tupinambi vi accoglieranno bene, se presentati da me che sono un pyaie ossia lo stregone della tribù.