— È poco che voi siete naufragati?

— Pochi giorni, signor Diaz. Vi narrerò la nostra istoria in attesa di udire poi la vostra che deve essere meravigliosa.

— E anche dolorosa, signore, — rispose il marinaio.

Mentre sorvegliavano l’arrosto, Alvaro lo informò delle avventure toccategli dopo il naufragio della caravella e della grande paura che li aveva fino allora perseguitati, la paura di venire da un momento all’altro presi e di dover subire l’orrenda sorte toccata ai loro compagni.

— Dovevano essere Eimuri, quelli che hanno trucidato e mangiato i vostri marinai, — disse Diaz. — Sono i più feroci indiani che abitano le selve del Brasile e non risparmiano nessuno.

— L’arrosto è pronto, — disse in quel momento Garcia.

Levarono la scimmia la cui pelle era diventata lucente e croccante come quella d’un giovane capretto e la deposero su una foglia di banano, facendola a pezzi.

Dobbiamo confessare che i due portoghesi, quantunque la fame li spronasse, esitarono parecchio prima di decidersi ad assaggiare quel piatto che rassomigliava troppo..... ad un bambino arrostito.

Il marinaio invece, abituato alla vita selvaggia e che doveva aver divorato un bel numero di quadrumani, si era messo a mangiare con un appetito da caimano, invitandoli ad imitarlo.

La fame finalmente la vinse sulle loro esitazioni e con loro stupore fecero molto onore a quell’arrosto che d’altronde era eccellente.