Prese terra sul margine d’una foresta, lasciando a guardia della scialuppa me con altri sei. Prima però che scomparisse mi nacque un sospetto.

— Signor Solis, — gli gridai, — guardatevi dalle imboscate. —

Egli mi fece colla mano un gesto d’addio, e s’inoltrò sotto la foresta colla sua minuscola truppa.

Noi eravamo in grande ansietà; io specialmente avevo indosso una inquietudine tale da non poter star fermo.

La scomparsa dei selvaggi, che fino allora ci avevano sempre seguiti, non mi pareva naturale. Presentivo un tradimento ed una catastrofe.

Era troppo tardi per poter arrestare Solis. Eppoi quell’uomo che non aveva paura di nessuno e che maneggiava la spada come un guascone, non mi avrebbe dato retta e avrebbe riso dei miei timori.

Mancava poco al tramonto, quando udimmo improvvisamente rimbombare alcuni colpi di archibugio, seguiti da un clamore così spaventevole che per parecchi giorni mi rintronò negli orecchi.

Nessun urlo di belva potrebbe darvi l’idea dell’urlo di guerra dei selvaggi dell’America meridionale.

Io ero balzato in piedi, gridando ai miei uomini:

— Assalgono il capitano! Accorriamo in suo aiuto! —