Erano trascorsi molti anni ed avevo ormai rinunciato all’idea di poter rivedere un volto europeo, quando gli Eimuri piombarono sui nostri villaggi, disperdendo la tribù.

Vinti dappertutto, fuggimmo nelle foreste, ognuno per proprio conto e, smarritomi, venni qui. Non benedirò le devastazioni commesse dagli Eimuri ma penso che senza il loro assalto, non avrei forse più mai potuto vedere un uomo della mia razza.

Signor Viana, questo è il più bel giorno della mia vita, ve lo assicuro.

— E contate tornare presso i Tupinambi?

— E spero che verrete anche voi. Ho ormai capito che voler raggiungere gli stabilimenti spagnuoli del Venezuela sarebbe una pazzia e vi ho rinunciato.

— Ebbene, andiamo a vedere questi Tupinambi, — disse Alvaro, — purchè non ci mettano sulla graticola.

— Oh! I fratelli dello stregone! Hanno troppa paura di me che godo fama di essere il più potente pyaie della regione.

— Quando partiremo?

— È troppo tardi per metterci in viaggio, signore. Questa notte fermiamoci qui, domani vedremo se la via è sgombra e allora c’incammineremo verso l’ovest.

Gli Eimuri non usano fermarsi molto e ritornano, dopo un certo tempo, nelle loro selve.