Saliamo più in alto e vediamo se qualche marinaio è riuscito a salvarsi.
Era ancora rimasto ritto un troncone dell’albero maestro, che sosteneva la coffa.
Il signor Viana s’aggrappò ad una delle funi e s’inerpicò fino lassù con un’agilità da far stupire anche il mozzo.
Da quell’altezza si poteva dominare tutta la baia e scorgere anche distintamente la costa più prossima, la quale non distava più di sette od ottocento passi.
Un fuoco brillava su quella spiaggia, alla base di un alto scoglio e seduti intorno vi erano degli uomini quasi nudi, occupati ad asciugare le loro vesti.
— I marinai della caravella! — esclamò Alvaro, con voce lieta. — Sono ben felice che quei disgraziati si siano salvati in buon numero, giacchè ero più che persuaso che le onde li avessero sbricciolati.
Riunì le mani a mo’ di porta-voce, le accostò alle labbra e lanciò per tre volte un «ohe!» prolungato.
Udendo quelle chiamate, i naufraghi si erano alzati spingendosi verso la spiaggia, che le onde, sempre altissime, di quando in quando spazzavano con un rombo continuo.
Erano una dozzina e parecchi zoppicavano. Il vecchio pilota si trovava fra loro, anzi pareva il meno maltrattato di tutti.
— Signor Correa! — gridò, dopo aver atteso che l’onda si fosse sfasciata. — Affonda sempre la nave?