Aveva già cominciato a succhiare il sangue, quando un lieve rumore che proveniva dalla parte della foresta lo costrinse ad interrompere bruscamente il pasto.
Degli uomini s’avanzavano camminando come i lupi, scivolando dolcemente fra i rami, le radici e le liane, senza che le foglie secche scrosciassero sotto i loro piedi.
Il morugo, spaventato, erasi già alzato precipitosamente scomparendo in direzione della savana sommersa.
Il drappello che era composto di una dozzina d’uomini, nudi come vermi, e ricchi di pitture, s’avanzò verso l’albero sotto cui, ignari del grave pericolo che li minacciava, dormivano i due naufraghi.
Un urlo rauco che pareva uscisse più da gole canine che umane, scoppiò fra quei selvaggi.
Avevano finalmente raggiunta la preda che avevano inseguita con tanta ostinazione.
Nessuno però aveva alzata la mazza contro i due addormentati, anzi tutti si erano fermati guardando Alvaro ed il mozzo con un certo rispetto.
Si scambiarono rapidamente alcune parole, poi improvvisarono con dei rami due barelle e vi posero sopra i due naufraghi senza che questi, sfiniti dalle eccessive fatiche e dalla perdita del sangue, si fossero svegliati.
Raccolsero le armi ed il barilotto delle munizioni che posero su una terza barella, poi rientrarono nella foresta, correndo a precipizio.
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