Quegli uomini, una cinquantina per lo meno, erano di statura superiore alla media e ben complessi, colla pelle color del mattone a striscie rosse e nere che davano loro un aspetto pauroso, ed il viso ornato di penne disposte come baffi, trattenute da qualche mastice ed erano armati di clave lunghe sei piedi e larghe uno, colle coste frastagliate a guisa di denti di sega, armi certamente formidabili che dovevano ammazzare un nemico con un colpo solo. Altri invece tenevano certe specie di bastoni entro i quali soffiavano lanciando delle sottilissime freccie, intinte forse in qualche sostanza velenosa, poichè ogni marinaio che veniva colpito cadeva al suolo contorcendosi disperatamente e per non più rialzarsi.
I brasiliani, vedendo i naufraghi a fuggire, si erano slanciati a loro volta a corsa sfrenata, temendo forse che cercassero d’imbarcarsi.
Con un tremendo colpo delle loro mazze fulminavano i feriti dalle freccie, fracassando loro il cranio, poi continuavano la corsa per dare addosso agli altri che tentavano di trovare un rifugio fra le scogliere.
Il signor de Correa, assisteva inorridito al massacro, senza nulla poter tentare. Vi erano bensì a bordo dei fucili ma a nulla avrebbero potuto giovare, avendo le armi da fuoco in quell’epoca una portata limitatissima.
Anche se si fosse precipitato in acqua a rischio di venire scagliato fra le scogliere, il suo soccorso sarebbe stato assolutamente inutile, anzi i brasiliani avrebbero potuto contare una vittima di più da porre poi sui carboni.
Invano urlava e minacciava. Le grida dei selvaggi ed il fragore delle onde coprivano la sua voce.
— Fermatevi, canaglie! — gridava. — Fermatevi o quando approderò vi ucciderò tutti! —
I brasiliani non si erano nemmeno accorti della presenza del portoghese e del suo giovane compagno, anzi pareva che non avessero nemmeno notata la vicinanza della caravella, tanto erano accaniti nel perseguitare gli ultimi superstiti.
La caccia alla preda umana non doveva durare a lungo con quei veloci selvaggi che correvano più lesti dei daini.
Di dodici marinai non ne erano rimasti che cinque i quali si erano rifugiati sulla cima d’una scogliera, tentando di respingere gli assalitori a colpi di pietra. Fra essi vi era ancora il pilota, a cui l’imminenza del pericolo aveva messo le ali alle gambe.