La collezione del defunto pyaie era abbastanza ricca, componendosi di una ventina di teste e tutte benissimo conservate.
Quello invece che difettava era il mobilio. Non vi erano che delle amache di cotone filato grossolanamente, delle zucche vuote, delle noci di cocco che dovevano servire da vasi, e tre o quattro coppe che trasudavano acqua in quantità, lasciandola raccogliersi entro un recipiente d’argilla di dimensione enormi.
Sembrerà strano eppure quasi tutti i selvaggi brasiliani avevano una cura estrema nella scelta dell’acqua e per ottenerla leggiera e pura da ogni sedimento, facevano uso di certi vasi porosi che servivano ottimamente da filtri.
— Come la trovi la nostra casa? — chiese Alvaro al mozzo, dopo aver visitato tutti gli angoli.
— È un po’ oscura, signore e poi, quelle teste che pare ci sogghignino non la rendono troppo allegra. A chi apparterranno?
— A gente divorata, suppongo.
— Potevano mangiare anche quelle teste senza mettercele qui. Ma, dite signor Alvaro, spero che non avrete già l’idea di prolungare per molto tempo il vostro ufficio di stregone.
Io ne ho già abbastanza e vorrei tornarmene nei grandi boschi.
— Provati, ragazzo mio, — rispose il portoghese. — Io non te lo impedirò.
— Se potessi non me lo farei dire due volte, signore.