— Per ora accontentiamoci di essere pyaie, mio povero Garcia. Anch’io non ho già il desiderio di rimanere sempre fra questi antropofagi che non m’ispirano fiducia alcuna.

Diaz ci farà avere, in qualche modo, sue notizie. A quest’ora deve essersi immaginato che noi ci troviamo nelle mani degli Eimuri.

— Che ci sorveglino anche di notte, questi selvaggi?

— Non ne dubito. Non si fideranno di noi e terranno un occhio aperto.

E poi anche fuggendo, che cosa potremmo fare ora che siamo senza fucili.

Se potessi riavere il mio e anche le munizioni! E perchè no?

Qui le armi da fuoco sono sconosciute e forse potremo farci consegnare l’uno e le altre.

Ah! La bell’idea! Daremo ad intendere a questi bricconi che sono amuleti potenti per vincere i nemici.

In quell’istante udirono al di fuori echeggiare dei suoni acuti che parevano mandati da alcuni pifferi e un fragor strano come se migliaia di sassolini sbattessero contro le pareti sonore di qualche istrumento.

— La musica! — esclamò Garcia. — Che gli Eimuri vengano a offrirci un concerto? Veramente io avrei preferita una colazione. —