I brasiliani, raccolti i corpi dei marinai, erano tornati verso lo scoglio, alla cui base ardeva ancora il fuoco acceso dal pilota.
Mentre alcuni abbattevano delle foglie di cocco, altri raccoglievano nella vicina foresta rami d’alberi secchi che accumulavano con un certo ordine intorno alla fiamma.
Avevano allineati i dodici cadaveri presso le cataste, strappando loro lestamente le poche vesti che indossavano, i capelli e le barbe, servendosi di certi coltelli formati con pezzi di conchiglie che dovevano essere taglienti.
Lavati i corpi con acqua marina, costruirono una specie di graticola di proporzioni gigantesche, adoperando rami verdi, poi vi stesero sopra i dodici sciagurati, alimentando i fuochi.
Quando videro le fiamme alzarsi intorno agli arrosti, quei ributtanti mangiatori di carne umana si afferrarono per le mani eseguendo una danza scapigliata.
Saltavano come capretti, dimenando la testa ed il dorso e urlavano a piena gola, mentre due o tre, accoccolati presso i falò soffiavano disperatamente entro certi pifferi che parevano formati con tibie umane.
— Sembrano demoni, — disse il mozzo stringendosi al fianco di Alvaro, il quale osservava con un profondo senso di disgusto quei ributtanti selvaggi.
— Sì, demoni che io sarei ben contento di ricacciare all’inferno a colpi di cannone, — rispose il giovane. — Io mi domando se anche a noi toccherà l’eguale sorte.
— Sbarcheremo, signore?
— Ci saremo costretti, se non vorremo morire di fame e di sete o venire spazzati via dal mare.