Una detonazione improvvisa, che rimbombò sulla piazza, lo fece sobbalzare. Grida selvagge, improntate del più profondo terrore, echeggiavano da tutte le parti.

Alvaro e Garcia si erano precipitati verso la porta.

Dei guerrieri fuggivano a rompicollo nascondendosi entro le capanne o rifugiandosi nella foresta, mentre in mezzo alla piazza, ancora circondato da una nuvola di fumo, giaceva un cadavere.

— Hanno scaricato il fucile! — esclamò Alvaro. — Vi è un morto laggiù.

— Che incolpino ora noi della disgrazia, signore? — chiese Garcia.

— Vedo il fucile presso quel morto e anche il bariletto delle munizioni ed i sacchetti delle palle. Approfittiamo della fuga dei selvaggi per impadronircene.

Con un’arma da fuoco nelle mani, potremo tener testa a questi bruti. —

Seguito dal mozzo si diresse verso il centro della piazza dove giaceva il cadavere e s’impadronì del fucile caricandolo precipitosamente.

L’indiano che aveva fatto partire la scarica, era stato ucciso sul colpo. Aveva ricevuto la palla in un occhio e la scatola ossea era stata attraversata dal grosso proiettile, uscendo dietro la nuca.

Vedendo comparire i due pyaie, alcune teste cominciavano a mostrarsi, ma nessuno osava ancora uscire.