Continuarono così tutta la notte con frequenti fermate e all’alba, entrambi sfiniti, s’arrestavano sul margine d’un colossale gruppo di piante cariche di frutta grosse come mele e di color bruno oscuro, che aveano già altre volte vedute e anche assaggiate.

Avevano appena deposto a terra il ferito e si preparavano a saccheggiare qualche pianta, quando lo udirono a mormorare con voce debole:

— Acqua..... signor Viana.....

— Come vi sentite Diaz? — chiese Alvaro, mentre il mozzo si cacciava nella macchia per cercare qualche fossatello.

— Ho la febbre, signore e assai forte e mi sento debolissimo. Quel jaguaro mi ha conciato per bene. —

Aveva aperti gli occhi e si guardava intorno.

— Delle sapota! — sclamò ad un tratto, cercando di alzarsi. — Ecco un buon rimedio contro la febbre.

— Che cosa sono queste sapota? — chiese Alvaro.

— Delle piante preziose. Le frutta sono eccellenti e la linfa è un ottimo, anzi miracoloso febbrifrugo. È una vera fortuna che voi vi siate fermati qui.

Tutti gl’indiani conoscono quel rimedio. Tagliate alcuni rami e portatemeli.