— Eppure non dobbiamo fermarci qui. È necessario raggiungere la savana sommersa.
Non sono un uomo ma le mie braccia non sono nemmeno deboli.
— Proviamo, — disse Alvaro. — Ci avanzeremo adagio adagio e faremo delle frequenti fermate per lasciarti riposare.
Qui non mi sento sicuro quantunque ora possiamo disporre di due fucili.
Fra i cespugli fracassati dalla possente coda del rettile presero alcuni rami e formarono una specie di barella legandola con delle liane e coprendola con uno strato di foglie di palma.
Il marinaio non aveva ancora aperti gli occhi, tuttavia non vi era da inquietarsi essendo il suo sonno abbastanza tranquillo.
La febbre però era sopraggiunta ed un intenso rossore coloriva la sua faccia.
Alvaro lo sollevò dolcemente e lo depose sulla barella, poi si misero in cammino avanzando lentamente.
Il mozzo resisteva tenacemente, dando prova d’una forza poco comune per un ragazzo della sua età; era ben vero però che aveva temprati i suoi muscoli nell’acqua marina e nel catrame dei paterazzi e delle sartie delle caravelle.
Procedettero per una mezz’ora, attraversando macchie e macchioni, senza incontrare nessun animale, poi fecero una breve sosta quindi ripartirono cercando di dirigersi verso l’ovest, trovandosi la savana sommersa in quella direzione.