— Allora ripartiamo senza indugio. Forse a quest’ora gli Eimuri hanno scoperte le nostre traccia.

— Potrete resistere?

— Garcia è più robusto di quello che supponevo. Lasciateci mangiare un po’ di quelle frutta e poi partiremo. —

Il mozzo tornava appunto in quel momento portando alcune dozzine di quella specie di mele ed un bel grappolo di quelle piccole banane gialle chiamate d’oro, assai più gustose delle banane de plata che si usa mangiarle fritte.

Ne divorarono alcune, poi rialzarono la barella e si riposero in marcia, seguendo le indicazioni che dava il marinaio, il quale al pari degl’indiani aveva imparato a dirigersi anche in mezzo alle più folte foreste, senza bisogno della bussola.

Quando trovavano qualche pianta carica di frutta mangiabili, s’arrestavano per fare una buona raccolta, non potendo pel momento contare sulla selvaggina che si ostinava a non mostrarsi in quella parte della foresta, quantunque fosse da tutti desiderato un pezzo d’arrosto.

— Ne troveremo sulle rive della palude, — rispondeva il marinaio vedendo Alvaro arrabbiarsi.

— Non è già per me bensì per voi che non potrete rinforzarvi con delle frutta. Ci vorrebbe un po’ di brodo.

— Voi dimenticate signore che non abbiamo alcuna pentola, — disse il mozzo. — Anch’io ci terrei a un bel pezzo di bollito. È molto tempo che non ne assaggiamo più.

— Verrà anche la pentola, — disse il marinaio. — Ho veduto sulle riva della savana due alberi delle stoviglie.