— Gli Eimuri non devono essere ancora giunti fino qui, — disse Alvaro. — Avremo il tempo di rifugiarci sull’isolotto che abbiamo scoperto.
— Non prima d’aver fabbricata la pentola promessa dal signor Diaz, — disse il mozzo.
— Ah! È vero, — rispose il marinaio sorridendo. — Ci tieni ad averla.
— Senza avere poi nulla da metterci dentro, — osservò Alvaro.
— I trampolieri abbondano sull’isolotto, — disse il marinaio. — Ho anzi veduto anche dei tatù che ci daranno un brodo squisito, se saremo lesti a prenderli.
— E delle testuggini? — chiese Garcia.
— Sì, qualche careto mi pare d’averla scorta. Ah! Là, guardate, ecco l’albero delle stoviglie. —
La pianta che indicava era magnifica, alta più di trenta metri, dal tronco slanciato e piuttosto esile.
La moquilea utilis, tale è il nome dato a quegli utilissimi alberi dai botanici, s’incontra sovente nelle foreste brasiliane dove è assai ricercata dagl’indiani per fabbricare delle ottime stoviglie.
Essendo i terreni brasiliani piuttosto poveri di silici, materia necessaria per rendere più consistenti i vasi, gl’indiani ricorrono alla moquilea.