Vedendo quei tre uomini, si fermò un momento guardandoli con viva curiosità, poi riprese la fuga balzando come se il suolo fosse tutto coperto di molle.

— Non era troppo bello, — disse Alvaro. — I nostri lupi d’Europa sono più graziosi.

— Affrettatevi, signor Viana, — disse Diaz. — Se quel guarà non ha più osato ricacciarsi nella foresta, è segno che sotto le piante si nasconde qualche vicino pericoloso.

— Che gli Eimuri non ci lascino mai in pace? Comincio ad averne perfino troppo di quegli antropofagi.

È ora di finirla!

— Pensate che io non sono capace di aiutarvi, anzi che vi sarei d’imbarazzo.

— Se quell’animalaccio non vi avesse ferito vorrei un po’ mostrare a quelle canaglie che io sono veramente l’Uomo di fuoco.

— Sì, Caramurà, — disse il marinaio, sorridendo. — Un nome terribile, signore, che vi renderà temuto presso tutte le tribù brasiliane.

Ecco un altro animale che fugge e anche questo un notturno! Brutto indizio!

— Oh! Il bel gatto! — esclamò Alvaro.