Giunta in Inghilterra, si era sbarazzata di quel peso inutile, ignorandone il capitano il valore che poteva avere e lo aveva abbandonato sulla spiaggia.
Erano già molti mesi che si trovavano in quel luogo, quando un giorno un falegname, che non aveva denaro per comperare del legno, ebbe la felice ispirazione di servirsi di quelle travi per fabbricare un cofano.
Si può immaginare quale fu la sua meraviglia, quando lavorando quei tronchi scoprì le vene meravigliose e le tinte strane di quel legno! Fu una vera rivelazione che rese d’un colpo solo celebre l’acagiù.
L’anno seguente numerose navi partivano per l’America onde imbarcare quei tronchi preziosi che alla finezza e alla durezza della loro grana univano lo splendore delle loro tinte.
E quasi nell’istessa epoca, uno dei più famosi filibustieri, il francese De Grammont, dopo la presa di Campeche, e per celebrare la sua vittoria bruciava tutte le travi di acagiù che si trovavano nei forti spagnuoli, ignorando che gettava alle fiamme del legno che valeva dei milioni!....
Numerosi uccelli, vedendo quegli uomini a sbarcare, si erano alzati fra i canneti della riva e fra le piante, fuggendo in tutte le direzioni.
Non erano solamente acquatici. Vi erano, frammisti fra i beccaccini e le gallinelle dei bea mahitaco dalla testa turchina, degli arà tutti rossi, dei canindè somiglianti ai cacatoa australiani e degli aracari quei piccoli tucani che non sono più grossi d’uno dei nostri merli e che pure hanno il becco che ha quasi le dimensioni dell’intero corpo di quegli strani volatili.
— Questo è un vero paradiso! — esclamò Alvaro, che era entusiasmato di quell’isolotto. — Voi, mio caro Diaz, potrete completare tranquillamente la vostra guarigione.
— Se i Caheti non verranno a disturbarci, — rispose il marinaio.
— Sono l’Uomo di fuoco, e farò tremare anche quei selvaggi, come ho fatto impallidire i ferocissimi Eimuri.