— Signor Alvaro! —

Poi vide una torma di selvaggi passare come un uragano fra gli alberi e scomparire in mezzo ai cespugli con fantastica rapidità.

Erano gli sconfitti che fuggivano.

— Aiuto.... — signore! — udì ancora in lontananza.

Ma i selvaggi che erano stati sopraffatti erano ormai scomparsi e giungevano invece a corsa disperata gli Eimuri preceduti dal loro capo.

Alvaro mandò un urlo.

— Mio povero ragazzo! —

Per un momento, non badando che al proprio coraggio e alla propria generosità, ebbe l’idea di scagliarsi dietro ai fuggenti.

Fortunatamente s’accorse subito che non sarebbe mai riuscito a raggiungere quegli uomini che correvano meglio dei cavalli e che avrebbe dovuto misurarsi contro l’intera orda vincitrice. Per di più l’archibugio era scarico e non aveva il tempo di ricaricarlo.

Balzò nella scialuppa, afferrò le pagaie e frenando le lagrime che gli empivano gli occhi, si spinse rapidamente al largo, salutato da una pioggia di frecce, di cui alcune si infissero, malgrado la distanza, nella poppa della canoa.