Invece di avanzarsi nel mezzo della savana, piegò verso la riva meridionale, tenendosi a sufficiente distanza per mettersi fuori di portata dalle gravatane e dagli archi.

I selvaggi che avevano avuto la peggio erano fuggiti in quella direzione e sperava di ritrovarli al di là d’una lunga penisola che si spingeva nella savana per parecchie centinaia di metri.

Delle grida echeggiavano in quella direzione e si vedevano gli Eimuri a dirigersi velocemente da quella parte. Pareva che sotto le alte piante si fosse impegnata un’altra battaglia perchè si udivano a squillare i pifferi di guerra e risuonare cupamente le mazze.

— Mio povero Garcia! — ripeteva Alvaro senza cessare di remare con suprema energia. — È perduto! —

Le grida si allontanavano e non già lungo le rive della savana bensì nell’interno della foresta diventando rapidamente fioche.

Certo i vinti, dopo un tentativo di resistenza, si erano dati nuovamente alla fuga, salvandosi nell’immensa boscaglia che offriva dei rifugi ben più sicuri che le macchie di bambù che sorgevano lungo le rive.

Alvaro si era arrestato, giudicando inutile continuare la corsa in quella direzione. Era meglio tornare prontamente all’isolotto ed informare il marinaio, l’unico che potesse dare qualche prezioso consiglio sul da farsi.

— Non abbandoneremo quel caro ragazzo, — disse Alvaro, riprendendo i remi. — Se ha avuto il tempo di scaricare il suo fucile verrà considerato come un uomo superiore, ne faranno forse un pyaie e non lo mangeranno.

Quei selvaggi che sono stati vinti non saranno più feroci degli Eimuri.

Un po’ tranquillizzato da quelle riflessioni, si mise ad arrancare affannosamente, ansioso di giungere all’isolotto.