— Una bestia!
— Veramente è una specie di pulce: la chique[12]. Rospo Enfiato ve la leverà. Aspettate fino all’alba perchè se il sacco non viene levato intero e si rompe si svilupperà un’ulcera maligna che vi rovinerà i piedi per parecchie settimane.
— Una pulce avete detto?
— Che è comunissima qui e che non risparmia nemmeno i piedi degl’indiani. Non si sa il perchè si caccia di preferenza nelle dita e se è una femmina vi si annida, formando entro la carne un minuscolo sacchetto che raggiunge le dimensioni d’un pisello entro cui deposita le uova.
Guai se non si leva a tempo; come vi dissi il piede corre il pericolo di venire rovinato.
Accampiamoci sotto questa pianta e aspettiamo che il sole si alzi.
— Che i battellieri della piroga ci abbiano inseguiti?
— Se Rospo Enfiato è tranquillo, vuol dire che nessuno ci minaccia. —
Infatti l’indiano non dava alcun segno di essere inquieto. Appoggiato al tronco d’una palma aspirava beatamente un pizzico di paricà, guardando distrattamente le splendide vaga lume, quelle superbe lucciole dei boschi brasiliani, che volavano a ondate fosforescenti, ora abbassandosi verso il suolo ed ora innalzandosi fino alla impenetrabile vôlta di verzura.
Quando l’aurora spuntò, diffondendo sotto gli alberi una dolcissima luce rosea, Rospo Enfiato che era già stato avvertito dal pyaie bianco dell’inconveniente che aveva colpito Alvaro, andò a levare alcune spine da una palma carà scegliendo con cura quelle che avevano la punta più sottile.