— Questa sera, se cammineremo bene. —
Si orientò col sole, poi si mise in cammino, seguendo un sentiero che pareva fosse stato aperto da qualche grosso animale a giudicarlo dal gran numero di cespugli calpestati.
— La strada d’un anta (tapiro) — disse il marinaio ad Alvaro.
— D’uno di quegli animali che somigliano un po’ ai porci e che hanno una specie di tromba mobile all’estremità del muso? — chiese il portoghese.
— Sì, signor Viana e questo sentiero indica che noi siamo presso a qualche palude. Quegli animali non possono vivere senza l’acqua nutrendosi delle radici delle piante palustri.
— E perchè aprono questi sentieri che sembrano fatti dalla mano dell’uomo?
— Perchè hanno l’abitudine di percorrere sempre la medesima via che mette dal loro rifugio alla palude. Così a poco a poco aprono delle vere stradicciuole anche in mezzo alle più folte foreste.
— Uhao! — esclamò in quel momento Rospo Enfiato, fermandosi di colpo.
— Cos’hai? — chiese Diaz facendosi innanzi.
— Tupy passati per di qua, — rispose il selvaggio. — Correvano.