In mezzo ad un mucchio di cadaveri, infissa in una pertica, una testa umana semi-sfracellata da un terribile colpo di mazza, adorna ancora d’una corona di penne lorde di sangue e priva d’occhi, si ergeva.
Scorgendola Alvaro aveva mandato un grido.
— Il capo degli Eimuri, — disse. — Lo riconosco anche se così atrocemente conciato.
— Meglio per noi, — rispose Diaz. — Almeno quello non ci darà più alcun fastidio. —
L’indiano che percorreva il campo di battaglia rimovendo i cadaveri come se cercasse qualche cosa, ad un tratto si curvò e raccolse qualche cosa.
— Il figlio del gran pyaie bianco è passato pure per di qua, — disse, volgendosi verso Diaz. — Ora siamo sicuri che si trova nelle mani dei Tupy.
— Che cos’hai trovato?
— La polvere che tuona. —
Rospo Enfiato così dicendo mostrava una borsa di pelle dalla quale aveva fatto uscire alcuni granelli neri, raccogliendoli nel palmo della destra.
— Me ne ricordo ancora, — disse. — Il gran pyaie con questa provocava il lampo ed il tuono. —