L’indiano, guidato dal suo istinto meraviglioso, rientrò nella foresta volgendo le spalle all’aldèe dei Tupy, e mettendosi in cerca della fonte e del ruscello, poichè i brasiliani hanno l’abitudine di innalzare i loro villaggi in prossimità d’una palude o d’un corso d’acqua.
I tre uomini, preceduti dal ragazzo avanzavano lentamente.... (Cap. XXVIII).
Vagò attraverso la foresta per qualche ora, soffermandosi di quando in quando per osservare il terreno, fino a che giunse sulle rive d’uno stagno quasi circolare che si trovava dalla parte opposta dell’aldèe.
Essendo circondato da macchioni e da mazzi immensi di bambù che raggiungevano delle altezze inverosimili era facile a nascondersi.
— Che sia questo che provvede l’acqua ai Tupy? — chiese il marinaio.
— Sì, — rispose l’indiano. — Vedo sul suolo numerose impronte di piedi umani.
— Accampiamoci qui dunque e aspettiamo che la notte passi, — disse il marinaio.
Non osando accendere il fuoco per paura che i Tupy si accorgessero della loro presenza, si accontentarono per cena di alcune maraninga, quelle frutta squisite che somigliano a delle uova, poi si cacciarono in mezzo ai bambù, sdraiandosi su uno strato di foglie di jupati recise dall’indiano. Rassicurati dal silenzio che regnava nella foresta e certi d’altronde di non correre alcun pericolo, non tardarono ad addormentarsi.