— Anche i guerrieri che vegliano sul carbet di Garcia?

— Hanno lasciato spegnere il fuoco.

— Lo sa Garcia che noi siamo qui?

— Ho potuto avvertirlo.

— Benissimo: avanti, — disse il marinaio.

A destra ed a sinistra della porta s’alzavano delle enormi abitazioni rettangolari le quali proiettavano un’ombra fittissima.

I tre uomini, preceduti dal ragazzo, col cuore trepidante, la fronte bagnata di sudore, s’avanzavano lentamente, sulle punte dei piedi, tenendosi contro le pareti dei carbet.

Attraverso le cinte d’altronde mal connesse e difese da semplici stuoie di foglie di palmizi, si udivano gli abitanti a russare.

Avevano già oltrepassati quattro o cinque carbet e stavano per giungere sulla piazza sulla quale si macellavano e si arrostivano i prigionieri, quando Japy si arrestò serrandosi contro una parete e rannicchiandosi su sè stesso.

— Che cosa c’è? — chiese Diaz che lo aveva raggiunto.