— Che ci sia? — chiese Alvaro sottovoce al marinaio.

— Conosco quel ragazzo da parecchi anni e so quanto vale, — rispose Diaz.

Strappò un filo d’erba, se lo mise fra le labbra e imitò il sibilo del serpente liana, così bene che Rospo Enfiato si guardò d’intorno credendo di aver realmente vicino uno di quei pericolosissimi rettili.

Un sibilo eguale rispose poco dopo dietro la palizzata, quindi si udirono dei crepitii ed una larga tavola fu alzata lasciando un varco appena sufficiente a lasciar passare un uomo.

Rospo Enfiato, colla gravatana appoggiata alle labbra entrò pel primo, seguìto da Alvaro che teneva il dito sul grilletto dell’archibuso e quindi dal marinaio.

Japy era sorto dall’ombra facendosi innanzi. Un rapido scambio di parole s’impegnò fra Diaz ed il ragazzo.

— Si sono accorti di nulla?

— No.

— Dormono tutti?

— Tutti.