— Che cosa?

— La sabbia dell’aldèe a stridere.

— Io nulla ho udito.

— L’indiano delle foreste percepisce i menomi rumori, — rispose il Rospo. — Anche il serpente che striscia non sfugge ai suoi orecchi.

— Che cosa fare?

— Non siamo qui venuti per passeggiare, — disse l’indiano. — La mia gravatana ha la sua freccia avvelenata e volerà silenziosamente verso il Tupy che ci spia. —

Con un gesto imperioso fece cenno al marinaio di non muoversi e si allontanò senza produrre il menomo rumore.

Attraversò lo spazio che separava i due carbet poi scomparve dietro un angolo.

Passarono alcuni istanti d’angosciosa attesa, poi un grido rauco e selvaggio ruppe improvvisamente il profondo silenzio che regnava nell’aldèe dei Tupy.

Un uomo, un indiano, si era slanciato verso la piazza, tenendosi ambo le mani strette alla gola. Fu veduto barcollare poi stramazzare pesantemente al suolo, mentre dai carbet uscivano vociferando spaventosamente i guerrieri del villaggio.