— Ben poca cosa, — disse Alvaro che era diventato pensieroso. — Come potremo resistere fino all’arrivo dei Tupinambi con qualche galletta?

— Vi sono invece parecchi vasi porosi che filtrano acqua nelle catinelle.

— Bah! Non disperiamo, — disse Alvaro. — Ne faremo a meno. —

CAPITOLO XXIX. Assediati nel carbet dei prigionieri.

Cominciava allora a diffondersi pel cielo un po’ di luce. L’aurora faceva la sua comparsa tingendo di rosso l’orizzonte orientale.

I selvaggi non avevano ancora rotto il circolo, anzi si erano seduti a terra, presso il carbet, e guardavano i due assediati appollaiati sul tetto della prigione.

Che cosa aspettavano per cominciare le ostilità? Eppure erano in numero sufficienti per tentare l’assalto della capanna.

Di quando in quando qualcuno si alzava e tendendo il pugno verso Alvaro, gridava a pieni polmoni:

Caramurà! Caramurà!

— Sì, sono l’Uomo di fuoco, — rispondeva Alvaro mostrando il fucile, — e sono pronto a fulminarvi.