Caramurà! Caramurà! — rispondevano allora in coro i selvaggi alzando minacciosamente le mazze e dimenando poscia le mascelle, come per far comprendere agli assediati che aspettavano la loro resa per poi mangiarli.

Nessuno però osava muoversi. Erano spaventati dal fucile che brillava sempre nelle mani dell’Uomo di fuoco.

Anzi, ogni volta che vedevano la canna puntarsi orizzontalmente, i meno coraggiosi si affrettavano a precipitarsi dentro i carbet dove le donne ed i fanciulli della tribù strillavano, come se quella terribile arma da fuoco avesse avuto la potenza di distruggere d’un colpo solo l’intero villaggio.

Qualche guerriero però, più temerario degli altri, lanciava talora qualche freccia, che di rado giungeva fino al tetto e che non poteva offendere efficacemente gli assediati. Fatto il colpo fuggiva disperatamente, temendo che l’Uomo di fuoco gli scagliasse dietro la folgore celeste e correva a rintanarsi nei carbets senza più osare mostrarsi.

Quell’assedio pacifico, cominciava però ad inquietare assai Alvaro, il quale avrebbe preferito un attacco violento per giudicare l’effetto che avrebbe prodotto l’archibugio su quegli uomini estremamente superstiziosi.

Nondimeno non voleva essere il primo ad aprire le ostilità per non inasprire quei formidabili antropofagi.

— Comincio ad annoiarmi, — disse a Garcia che stava coricato presso di lui per non esporsi alle frecce. — Quando finirà questo blocco?

— Mi viene un sospetto signore, — disse il mozzo.

— Quale?

— Che questi selvaggi aspettino il ritorno dei loro compagni per tentare un assalto.