Uno sparo rintronò, e l’arma, spezzata a metà, cadde sulla testa del selvaggio.... (Cap. XXIX).
— Ne avremo abbastanza per fare tre pasti.... Oh! Japy! Da dove è sbucato costui! Io credevo che fosse fuggito con Diaz e Rospo Enfiato.
Il giovane indiano era comparso sulla soglia d’un carbet che si trovava proprio di fronte alla prigione.
Pareva assai triste quel bravo ragazzo e aveva le lagrime agli occhi. Fece di nascosto alcuni segni ai due assediati, poi scomparve entro il carbet.
— Sono lieto doverlo veduto, — disse Alvaro al mozzo.
— Non potrà fare nulla per noi, signore, — rispose Garcia. — Se si provasse a salvarci lo mangerebbero senza troppi scrupoli quantunque sia stato adottato dalla tribù!
— Chissà, — disse Alvaro. — Eh! Che gl’indiani tentino qualche cosa? —
Il cerchio si era spezzato ed i guerrieri entravano in un immenso carbet, il più vasto che esisteva nel villaggio e dove già Alvaro aveva veduto ritirarsi poco prima dei capi e sotto-capi, riconoscibili pei loro diademi di penne di tucano.
— Si radunano a consiglio, — disse al mozzo. — Avremo presto qualche novità.
— Che si risolvano ad assalirci?