— Si proveranno, forse.
— Preveniteli, signore.
— Sì, facendo fuoco sul carbet, — rispose Alvaro. — Quando conosceranno meglio la potenza del mio archibugio forse non oseranno tentare l’attacco. —
Il carbet dove si erano radunati i capi ed i guerrieri si trovava all’estremità della piazza, ad una distanza di trecento passi.
Alvaro che voleva impressionare quei selvaggi e persuaderli che l’Uomo di Fuoco era invincibile e che possedeva realmente il fuoco celeste, mirò la porta della capanna e sparò.
Urla spaventevoli scoppiarono in tutto il villaggio.
Uomini, donne e fanciulli si precipitavano fuori dalle capanne fuggendo all’impazzata verso le cinte; come se l’intera aldèe fosse lì lì per saltare in aria o prendere fuoco.
Nel carbet poi dove si trovavano radunati i guerrieri, il tumulto era spaventevole. Pareva che tutti quei selvaggi fossero stati tramutati in belve feroci, perchè ululavano come lupi e ruggivano come giaguari.
— Che abbia ammazzato qualcuno? — si chiese Alvaro, ricaricando precipitosamente l’archibugio.
Dieci o dodici guerrieri si erano precipitati fuori dal carbet urlando: