Si coricò sul ventre e si mise a strisciare verso il margine del tetto. I suoi occhi, abituati già alle tenebre, avevano scorta un’asta che non doveva essere una freccia comune.

La raggiunse e un lieve grido di stupore gli sfuggì.

Era una canna di bambù lunga quasi un metro, foggiata a freccia, che doveva essere stata lanciata da uno di quei grandi archi che aveva già veduto nelle mani di alcuni selvaggi ed a metà vi era attaccata una sottile corda che sembrava formata con tendini intrecciati.

Quella corda si prolungava fuori dell’orlo del tetto. Alvaro si provò a tirare e trovò della resistenza come se all’opposta estremità vi fosse appeso qualche oggetto.

— Che cosa sarà, — si chiese. — E perchè hanno lanciata questa freccia? —

Tirò a se con tutte le forze e udì un urto contro la parete inferiore del carbet.

— Signore? — chiese Garcia che lo aveva raggiunto. — Che cosa issate?

— Non lo so.

— Qualche selvaggio?

— Peserebbe ben di più. —