— Sì, col fuoco vogliono vincere l’Uomo di fuoco, — rispose Alvaro con ira. — Ebbene daremo battaglia e resisteremo finchè avremo una palla e un granello di polvere. —

Le freccie incendiarie, che erano munite verso la punta d’un batuffolo di cotone impregnato di resina, giungevano da tutte le parti piantandosi nel tetto e contro le pareti.

Gli strati di foglie cominciavano a fumare, essendo ancora un po’ umidi ma già qualche fiammella serpeggiava sull’orlo del tetto.

Alvaro e Garcia sparavano all’impazzata ora a destra, ora a sinistra, ora dinanzi ed ora di dietro.

Le loro detonazioni si confondevano colle urla furibonde dei selvaggi.

Gli spari si succedevano agli spari, ma con ben poco successo, perchè dalla parte degli assedianti regnava oscurità completa.

Non si vedevano che le freccie partire senza riuscire a scorgere gli arcieri che si tenevano ben nascosti dietro ai tronchi degli alberi.

Il fumo già avvolgeva i due portoghesi e le fiamme continuavano a divorare l’orlo del tetto, spargendo all’intorno una luce sinistra.

L’Uomo di fuoco, ritto sul culmine del carbet continuava a sparare, sordo alle preghiere di Garcia il quale lo consigliava di abbandonare quel punto pericoloso, ormai battuto dalle freccie incendiarie.

— Prendete! — urlava, in preda ad una viva esaltazione, ogni volta che scaricava l’archibugio. — Ecco la risposta di Caramurà! Venite a prendermi se l’osate! —