Pareva che si preparasse a prendere lo slancio. Un momento di esitazione e l’uomo poteva essere perduto.

Rospo Enfiato non era però alle sue prime armi e ben altre volte si era misurato con quei pericolosi felini.

Imboccò rapidamente la gravatana e soffiò con forza. Il sottile cannello partì sibilando dolcemente e andò a piantarsi nella gola della belva.

Sentendosi ferita, fece un balzo di fianco, mordendo rabbiosamente la freccia e spezzandola, poi fece per avventarsi contro l’indiano che si era prudentemente gettato dietro il tronco d’un albero, le forze però bruscamente le mancarono e cadde agitando pazzamente le zampe.

Nell’istesso momento si udì il marinaio di Solis a gridare:

— Aiuto! —

Rospo Enfiato senza più preoccuparsi della belva che si rotolava fra le erbe e le foglie secche, si era slanciato fra le macchie introducendo rapidamente una nuova freccia nella gravatana.

Dinanzi a Diaz due altri giaguari, non meno grossi del primo, volteggiavano con slanci fulminei sopra i cespugli, miagolando e ruggendo.

Per qualche istante furono veduti slanciarsi or qua ed or là come se fossero impazziti, poi scomparvero di nuovo fra le piante prima ancora che Rospo Enfiato potesse lanciare su di loro la seconda freccia.

Si udì ancora qualche rauco brontolìo, poi il silenzio tornò.