Di tratto in tratto però si fermavano per scrutare le piante, poi ripartivano a passo di corsa. La paura cominciava ad invaderli, quantunque fossero ancora ben forniti di frecce intinte nel vulrali.

Non camminavano più, correvano lungo la riva eppure non si sentivano ancora sicuri, anzi tutt’altro! Ogni volta che si fermavano udivano verso le macchie scrosciare le foglie secche e stormire i rami.

I due giaguari o tre che fossero, non li avevano ancora abbandonati e aspettavano certo l’occasione propizia per slanciarsi su di loro e divorarli.

L’assalto, fortunatamente, ritardava e forse in causa della zona scoperta che essi percorrevano e che impediva alle belve di piombare addosso a loro di sorpresa.

Correvano da venti minuti, quando Rospo Enfiato si gettò improvvisamente fra i paletuvieri gridando a Diaz:

— Seguimi senza ritardo.

— Vuoi cacciarti in acqua?

— No la canoa è nascosta qui presso.

— L’hai veduta?

— Un indiano non s’inganna mai. —