Il signor Viana, nero di fumo e di polvere, lascia cadere l’archibugio e si getta nelle braccia di Diaz.
In quel momento una freccia colpisce il marinaio in un fianco.
— Sono morto! — grida. — Il vulrali! —
Si strappa rabbiosamente la freccia, ma cade subito fra le braccia del portoghese e di Rospo Enfiato.
— Mio povero amico! — esclamò Alvaro colle lagrime agli occhi.
Il marinaio fece un gesto d’addio, poi mormorò:
— I sotto-capi! A me! Caramurà! —
I Tupinambi giungevano da tutte le parti. I Tupy, completamente sconfitti avevano già evacuato il villaggio fuggendo nei boschi vicini.
Un grido di furore era sfuggito da tutti i petti vedendo il gran pyaie della tribù a terra. Il disgraziato aveva alle labbra una schiuma sanguigna e guardava Alvaro cogli occhi semi-spenti.
Colla mano fece cenno ai sotto-capi di accostarsi e additando Alvaro che piangeva come un fanciullo al suo fianco.