Passando fra un ramo e l’altro e scivolando fra le innumerevoli maglie delle liane, avevano guadagnato un centinaio di metri, quando un improvviso baccano li arrestò.

Delle urla orribili e acutissime si erano improvvisamente alzate in mezzo alla foresta, rompendo bruscamente il silenzio che vi regnava poco prima.

Pareva che si scannassero delle persone o che si sottoponessero a delle torture atroci, giacchè quegli esseri mandavano tali lamenti da far rabbrividire.

— Signore! — esclamò il mozzo che si era fermato a cavalcioni d’un ramo. — Si massacra qualcuno!

— Qualcuno! Mi pare che si sgozzino o che si martirizzino parecchie persone.

— Che vi sia qualche tribù di indiani in questa foresta?

— È quello che sospetto, Garcia.

— Occupati forse a torturare dei prigionieri prima di metterli sulla graticola?

— Ma.... ora cantano quei prigionieri! — esclamò Alvaro che ascoltava attentamente.

Le urla lamentevoli erano improvvisamente cessate e si udiva invece un salmodiare strano come se in quella foresta si fossero radunati un paio di dozzine di frati.