Alvaro guardò il mozzo.
— Cantano o m’inganno io?
— Si direbbe, signore, che gl’indiani stanno pregando.
— E questo rumore, che cos’è? —
Anche quei borbottamenti erano cessati e si udivano dei colpi sonori come se una turba di spaccalegna fosse occupata a spezzare dei tronchi d’albero, interrotti da certi gorgoglii che parevano prodotti da torrenti.
— È impossibile che siano indiani gli autori di questi scherzi, — disse Alvaro. — To’! Ora riprendono le urla lamentevoli ed i canti. Voglio scoprire questi concertisti.
— Chi credete che siano?
— Non saprei, non degli uomini di certo. Andiamo a vedere. —
Convinti di non aver da fare con dei selvaggi, ripresero la loro marcia aerea, mentre la foresta rintronava con un crescendo formidabile di urla, di borbottamenti, di gorgoglii e di colpi sonori.
Gli autori di quello strano concerto non dovevano essere lontani.