Ora erano dei fischi acutissimi, interminabili, che parevano lanciati da fischietti e che rompevano improvvisamente il maestoso silenzio che regnava nella immensa foresta, come se centinaia di mastri di marina comandassero delle manovre; ora invece erano dei muggiti formidabili come se delle mandrie di buoi pascolassero sotto gli alberi; talvolta invece erano lunghi gemiti che diventavano strazianti oppure tocchi di campana o tintinnare di ferri.
Ad un tratto a tutti quei clamori misteriosi succedeva un breve silenzio, poi i fischi ricominciavano, i sibili si ripetevano ed in lontananza si udivano nuovi muggiti ed un assordante gracidare di rane e di rospi.
Alvaro ed il mozzo, assai inquieti, non sapendo a chi attribuire tutto quel frastuono, se ad animali pericolosi od a semplici esseri affatto inoffensivi, non osavano chiudere gli occhi, quantunque si sentissero stanchissimi.
Avevano udito a parlare vagamente di belve ferocissime che vivevano nelle foreste americane, di giaguari e di coguari, e temendo di venire da un istante all’altro assaliti da quei carnivori, si tenevano stretti l’un l’altro, tenendo gli archibugi puntati per essere più pronti a far fuoco.
Di quando in quando infiniti punti luminosi, che proiettavano dei lampi d’uno straordinario splendore, piombavano sulla radura volteggiando capricciosamente ora fra le alte erbe ed ora in mezzo alle fronde degli alberi.
Erano battaglioni di cucujos o meglio di moscas de luz, splendidi insetti somiglianti alle nostre lucciole, assai più grandi e che tramandano una luce vivissima dagli ultimi anelli addominali.
Lo sprazzo luminoso è così intenso, che con uno di quegli insetti si può leggere comodamente e anche illuminare una piccola stanza, anzi gl’indiani se ne servono ancora oggidì, per pescare, legandone alcuni ad un bastone che fissano, alla sera, sulle prore delle loro piroghe.
Erano già trascorse due ore da che i naufraghi si trovavano accovacciati entro il cavo dell’albero, quando udirono a breve distanza un rumore strano che pareva prodotto dal sollevarsi e dal rompersi di un’ondata, seguito subito da sibili acutissimi.
Il mozzo che già da qualche po’ si sentiva tremare le gambe, guardò il signor di Correa, chiedendogli:
— È qualche grosso animale questo, signore?...